Ecco l'aspetto di uno dei filtri finito:


Questo è quello della cassa di destra, l'altro ha la posizione dei connettori speculare.
Ed ecco l'interno cablato:

11 agosto
Per allontanare ogni dubbio sugli eventuali malefici effetti delle mie scatole di alluminio sui miei filtri, argomento caldo fra i commenti a questo Post, ho effettuato (per la serie Galileo ha sempre ragione) una "semplice" misurina:

Il grafico molto espanso (le tacche orizzontali a sinistra sono ogni 0,5 dB) mostra la risposta in frequenza di una nuova NPS-1000 nel mio ambiente, in due differenti condizioni del filtro cui è collegata.
La curva rossa è con il filtro montato nella scatola e la stessa completamente chiusa.
La curva blu è con il filtro fuori della scatola.
Tenete anche presente che le misure con rumore rosa (che insieme a quelle con segnale MLS sono le uniche con le quali è lecito rilevare risposte in frequenza "in ambiente d'ascolto"), sono sempre affette per loro natura da "errori" di entità dipendente dal tempo sul quale viene effettuata la media.
Ed ora spero di poter tornare a predisporre i complicatissimi cavi di collegamento...

68 commenti:
Spettacolare!!!
Complimenti!
Bella la scritta sul fontale. Complimenti.
stefano
Citando "Suono":
I particolari che contano ;-)
Carlo: LOL!
Renato: veramente sontuoso e degno della destinazione finale cui sono dirette.
Come sempre i tuoi molti sforzi danno i loro frutti.
GS
GRAZIE
Bella realizzazione.. very professional..
Sono stupendi.
""Quando Renato si mette in "moto" chi lo ferma più?""
* tuttavia, vibrazioni indotte ai componenti del crossover entro i contenitori, possono essere evitate, sono ininfluenti all'ascolto o altro ...... in un sistema di tale calibro a volte la cura di certi particolari potrebbe aumentare il livello di prestazioni.
Ciao
giovanni
GRAZIE.
Ma la cosa più bella è che sto ascoltando ora la prima cassa con il suo filtro finito e, guarda caso, suona proprio come l'altra 1000 che ha lì vicino...
A coloro che avessero dubbi sulla mia capacità di sentire differenze, suggerisco la lettura del Post 01 dB:
http://audioplayblog.blogspot.com/2
007/07/01-db.html
(E, miracolo dovuto certamente al fatto che ho montato il tutto con la luna favorevole al mio segno, il risultato è stato ottenuto senza far uso nemmeno di una goccia di olio di squalo o risonatori di carbonio, né stando particolarmente attenti all'orientamento dei cavi...)
Ho misurato solo la cassa di sinistra, alternativamente con i due filtri che ho finalmente finito entrambi.
Le due risposte in frequenza sono risultate sovrapponibili con una tolleranza inferiore a 0,1 dB...! :-)
Sobrio ed elegante il contenitore della ditta HI-FI 2000, azzeccata esteticamente anche la scelta del frontale da 10 mm, con la realizzazione dell’incisione.
Venendo alla realizzazione interna, non condivido la scelta del pannello in legno all‘interno di un box metallico, per supportare i componenti del filtro. Personalmente, fermo restando il cablaggio in aria, avrei usato una scheda in vetronite, fissata a sua volta (eventualmente con l’interposizione di uno strato di gomma) ad una base in teflon (PTFE).
Non sarebbe stato male (a livello di finitura), studiare magari una diversa disposizione dei componenti, onde minimizzare la lunghezza del cablaggio interno. Sempre per questo discorso, avrei optato per delle barre in rame piatte, piuttosto che tonde. Tra le altre cose, se non vado errato, noto l’uso di resistenze (quelle azzurre), all’ossido di metallo (10W al 2%) ad alto coefficiente di temperatura. Infine avrei richiesto per il contenitore (onde favorire lo scambio termico), le pannellature superiore ed inferiore più traforate, realizzabili queste su richiesta.
Un ultima cosa; non mi è molto chiaro, questo passaggio postato da Giovanni:
”tuttavia, vibrazioni indotte ai componenti del crossover entro i contenitori, possono essere evitate, sono ininfluenti all'ascolto o altro ...... in un sistema di tale calibro a volte la cura di certi particolari potrebbe aumentare il livello di prestazioni”.
Vorrei far presente a Giovanni, che comunque stiamo parlando di un filtro esterno, rinchiuso in un ottimo contenitore metallico, che sarà sistemato a pavimento di fianco o dietro ai diffusori, e pertanto direi abbondantemente al riparo da vibrazioni o turbolenze varie. Che dire allora dei filtri all’interno dei diffusori, quando questi sono in funzione, magari a livelli sostenuti?
Con riferimento al suo intervento, chiedo a Giovanni: fermo restando che un efficace sistema di fissaggio dei componenti, in special modo delle bobine, sia auspicabile, ritiene che siano influenti all’ascolto, ulteriori interventi di smorzamento delle vibrazioni dei componenti del filtro?
Caro Filippini,
una base di vetronite non avrebbe aggiunto nulla di particolarmente interessante alle caratteristiche elettriche del filtro (se non nel caso questo avesse dovuto suddividere uno spettro di frequenze ben oltre la banda HF delle onde corte), mentre avrebbe sicuramente comportato ulteriori difficoltà per me nella realizzazione e nel montaggio.
Le bobine sono tutte bloccate in loco con termofusibile e fascette di nylon. Vorrei rassicurare Giovanni che non vibrano minimamente, ma anche se lo facessero io mi limiterei ad augurar loro buon ballo!
Tutti gli altri componenti sono solo incollati, tranne le barre di ottone (non rame) che sono saldate a tre viti a legno ciascuna (di ottone anche queste) avvitate nella base di sostegno.
Le barre sono quelle che ho trovato nel negozio di modellismo vicino casa. Sono cave, con foro interno di 2 mm di diametro e diametro esterno di 3 mm, per una sezione conducente la corrente che misura esattamente 3,925 mmq ciascuna.
Le resistenze che ho scelto non sono destinate a scaldarsi, se non in misura molto ridotta, e l'incollaggio alla base aiuta comunque ad avere una costante termica sufficientemente elevata.
Ulteriori fori per aria di raffreddamento sarebbero utili solo nel caso in cui si supponesse il raggiungimento di temperature elevate. Cosa che non è prevedibile se non in alcuni rari momenti durante Hi-Fi Emotion, forse, dato che nella destinazione finale le casse dovranno diffondere solo musica di sottofondo in un ambiente museale molto tranquillo.
Le scatole erano fatte così e a me sono sembrate adatte.
Quelli di Hi-Fi 2000 "...a richiesta..." non hanno voluto nemmeno praticare i fori per il montaggio dei connettori (secondo loro ci voleva troppo tempo...), fori che a Roma ho potuto far realizzare in un giorno...
Per Giovanni:
Tornando al ballo delle bobine e/o quant'altro...
Perché una massa vibri bisogna che sia soggetta ad una forza variabile.
Se il filtro fosse montato nella cassa potrebbe vibrare a causa delle forze che potrebbe ricevere dal mobile che vibrasse a sua volta sollecitato dagli altoparlanti. Ma,
- Primo: il mobile delle NPS-1000 non vibra.
- Secondo: anche se le bobine e/o i condensatori e/o le resistenze o perfino i fili vibrassero leggermente a frequenze audio, cosa potrebbe cambiare nei loro parametri elettrici e nella loro funzione nel circuito? Hai una minima idea dell'ordine di grandezza delle cose di cui stai parlando?
Se invece parliamo di possibili vibrazioni delle bobine nel filtro che ho montato al di fuori delle casse e in una apposita scatola completamente di alluminio,
- Primo: quali sarebbero le forse che potrebbero indurre tali vibrazioni?
- Secondo: se stai pensando ad interazioni fra il campo elettromagnetico creato dalle bobine e qualche corpo ferromagnetico posto molto vicino ad esse, questo per scelta di progetto semplicemente non c'è. Ma, se ci fosse, ci sarebbe da preoccuparsi per la variazione indotta da tale presenza nel valore dell'induttanza degli induttori, non per altri effetti infinitesimi e in questo caso come tali equivalenti a zero.
Forse l'unica cosa che potrei criticare in tutta questa realizzazione del filtro è proprio l'uso di un cabinet in alluminio, che potrebbe far variare il valore delle induttanze, tra filtro fuori dalla scatola e filtro inserito nela scatola, l'alluminio potrebbe cortocircuitare il campo magnetico emesso dalle bobine, facendole diminuire di valore, ma bisognerebbe che fossero montate a contatto o molto vicino al metallo della scatola, quindi secondo me, bene il fatto di usare del legno di spessore adeguato, per mantenere le bobine ad una certa distanza dalla scatola.
Ovviamente il problema da me citato si manifesterebbe solo durante una eventuale fase di messa a punto, magari fatta senza scatola, manifestando delle differenze sui valori delle bobine una volta inserito il filtro nella scatola di alluminio..
Cosa che si potrebbe verificare.. ma credo che Renato abbia montato le bobine lontane dal metallo della scatola.. :-)
Altra cosa, anche se in un pezzo di filo così piccolo e di sezione così grande è ininfluente.. comunque, ma solo per la cronaca, l'ottone ha una resistenza doppia rispetto al rame.. ;-)
Vediamo meglio.
Materiale Resistività (ohm×mmq/metro)
Argento 0.0159
Rame 0.017
Ottone 0.07
Oro 0.0244
Alluminio 0.0282
Tungsteno 0.056
Ferro 0.1
Acciaio 0.12
Platino 0.11
Piombo 0.22
Nickelcromo
(Una lega di nichel e cromo usata negli elementi riscaldanti) 1.50
Nitinol
(Una lega a memoria di forma a base di nichel e titanio) 0.80
Carbonio 35
Quindi, la resistività "ro" del rame è pari a:
rame 0,017 Ohm x mmq / m
Quella dell'ottone è invece di:
ottone 0,07 Ohm x mmq / m
Cioè "quadrupla".
Dunque, le mie barre, che sono lunghe circa 40 cm cadauna, ove fossero considerate in serie fra loro per la loro intera lunghezza, se fossero in rame avrebbero una resistenza di circa:
0,017 x 0,8/3,925 Ohm
ovvero:
0,003464968 Ohm
Visto che invece sono di ottone, la resistenza delle stesse barre è:
0,07 x 0,8/3,925 Ohm, cioé:
0,014267516 Ohm
C'è di che preoccuparsi... Nevvero?
Ricordo che la resistenza di un conduttore è pari a:
R = ro x L / S
(con L lunghezza del conduttore ed S area della sua sezione)
e:
ro = R x S / L
ovvero, le dimensioni di ro sono quelle di una resistenza per una superficie e diviso una lunghezza.
Se per la resistenza scegliamo gli Ohm, per la superficie i mmq e per la lunghezza i metri, avremo i valori di resistività in ohm×mmq/metro testé postati nel commento precedente.
Per calcolare la resistenza di un conduttore dovremo quindi moltiplicare il coefficiente di resistività come appena detto, relativo al materiale di cui è fatto, per la sua lunghezza in metri e diviso la superficie della sua sezione in mmq...
Da cui deriva tutto ciò che ho già scritto.
Allora mi ricordavo male, invece che doppia la resistenza è quadrupla.. ai ai ai.. io mi preoccuperei.. ;-)
Apparte tutto, comunque, una ricontrollatina ai valori delle induttanze montate all'interno della scatola, se proprio uno vuole essere pignolo.. si potrebbe anche fare, io prima di postare quello che ho scritto ho provato con una induttanza da 0.342 avvolta in aria, il valore, accostando l'induttanza in modo che il suo asse di avvolgimento fosse perpendicolare alla lamiera di alluminio, il nuovo valore era di 0.293 e la distanza la quale l'induttanza incominciava a variare, nel mio caso è di 4 cm circa..
La scheda in vetronite (ovviamente non ramata), io la intendevo esclusivamente come base per il fissaggio dei componenti, a sua volta fissata su di un supporto di adeguato spessore in teflon, con funzioni di sostegno effettivo di tutto il filtro. Sicuramente questo sistema richiede una lavorazione più complessa, rispetto alla semplice base in legno, ma sono innegabili le superiori qualità in generale (per questo specifico impiego), dei due materiali sopra citati, rispetto al legno stesso.
Riguardo alla possibilità di interazioni, tra il campo generato dalle bobine ed il contenitore, essendo l’alluminio notoriamente un materiale amagnetico, queste potrebbero essere causate più facilmente dalla vicinanza delle stesse (l’altezza utile interna al contenitore, dovrebbe essere di 8 cm), ai pannelli inferiore e superiore, realizzati in ferro verniciato. Ovviamente bisognerebbe verificare e quantificare l’entità di queste eventuali interazioni, determinandone l’effettiva influenza sui parametri elettrici dei componenti questione.
"...sono innegabili le superiori qualità in generale (per questo specifico impiego), dei due materiali sopra citati, rispetto al legno stesso..."
Innegabili da chi? E perché?
L'ambiente nel quale funzioneranno le casse ospita orologi storici importantissimi e come tale la temperatura e l'u8midità sono controllatissime.
In tali condizioni il multistrato ha caratteristiche che definire ottimali per il sostegno di una circuitazione elettrica di bassa potenza, bassa tensione, bassa frequenza, come quella di cui stiamo parlando, è riduttivo.
Cari ragazzi...
Io i miei ragionamenti su come realizzare i filtri li ho fatti e li ho compiutamente (almeno spero) comunicati.
Anche se, a voler essere pignoli, potrei scrivere ancora moltissimo. Ma ho deciso di rimandare questo impegno a mie ulteriori risposte che si rendessro eventualmente necessarie.
Il riferimento prototipale di queste 1000 aveva il filtro fatto (da un punto di vista elettrico e meccanico) praticamente nello stesso modo di questi realizzati a tredici anni di distanza, tranne la presenza odierna della scatola di alluminio.
E i risultati ottenuti allora erano quelli che io (cioè il progettista) ho considerato essere quelli che volevo e che sono stati poi ampiamente verificati e considerati ottimali da decine di ascoltatori diversi, anche particolarmente esperti.
Aggiungo qui una cosa che avevo dimenticato: la disposizione dei componenti di un filtro di crossover non deve assolutamente seguire gli stessi criteri che si userebbero per un montaggio di alta frequenza. E non deve nemmeno preoccuparsi di ottenere resistenze di collegamento interno di 0,0005 invece di 0,001 Ohm...
Le cose di cui ci si deve preoccupare sono proprio diverse. Molto.
Inoltre, la risposta complessiva di una cassa nuova con questi filtri e con tutti gli altoparlanti nuovi l'ho già misurata, a confronto con quella prototipo. E l'ho anche postata ad uso e consumo di tutti voi. Da notare che:
- Le due casse a confronto non occupano la stessa identica posizione: di fatto sono affiancate.
- Gli altoparlanti delle due casse sono stati acquistati a 13 anni di distanza gli uni dagli altri.
Tenendo conto di ciò la sovrapposizione delle due curve è da considerarsi eccezionale. E comunque "io" la considero tale. Fra l'altro, è la prima volta in assoluto che mi succede che, commutando fra due casse con il rumore rosa a banda intera, all'ascolto non si avvertono differenze (!).
Quanto all'uso della vetronite per i filtri di crossover (sia pure con il "supporto" del Teflon): a me non è mai piaciuto, proprio per motivi "meccanici", cosa nella quale un pochino esperto dovrei esserlo. Vi faccio notare anche i numerosi induttori da 7 mH avvolti in aria che pesano 700 grammi ciascuno, e scusate se ho misurato anche questo.
A casa mia si dice: "Cosa fatta capo ha" e, guardacaso, ad averla "fatta" una volta di più è stato proprio il sottoscritto...
E, per finire (nonostante sappia benissimo che siamo al 10 di agosto): "Se qualcuno dei Sigg. Autori volesse dire la sua su questi argomenti...... Altrimenti non saprei proprio perché dovrebbero comparire in quell'elenco...".
Grazie.
Caro Filippini, cosa intendi quando dici:
"ma sono innegabili le superiori qualità in generale (per questo specifico impiego), dei due materiali sopra citati, rispetto al legno stesso"?
A cosa ti riferisci?
Il legno in questo caso è il materiale che elettricamente e soprattutto meccanicamente assolve con eccellenza la funzione di supporto del filtro con innegabili pregi di lavorazione e finitura.
Per cortesia, non fissiamoci con particolari che servono solo ad alleggerirci il portafogli e utilizziamo invece le nostre intelligenze e risorse economiche per migliorare ciò che realmente ci dia il buon suono!
Non dimentichiamoci poi che il teflon è nocivo.
L'Environmental Protection Agency americana ha chiesto alla DuPont, alla 3M e ad altre sei compagnie di eliminare la produzione entro il 2015 dell'acido perfluoroctanoico (Pfoa), sostanza utilizzata nella fabbricazione di teflon.
Il legno è molto più "Politically Correct" di questi tempi.
Pecoraro Scanio un giorno ci ringrazierà...
Per Filippini:
"...ai pannelli inferiore e superiore, realizzati in ferro verniciato..."
I pannelli superiore ed inferiore delle mie scatole sono stati da me espressamente ordinati (e ricevuti e pagati extra) in alluminio, proprio per non dover patire simili critiche...
:-)
Certi autori non intervengono perchè non capiscono la materia del contendere.
Invece di notare, come io ho fatto e non ho scritto, mea culpa, che le due realizzazioni presentano differenze di risposta contenute entro 2dB e addirittura meno nella importantissima gamma media, ci si gabella con dettagli francamente incomprensibili.
Se progettare qualsiasi cosa, sia esso un razzo o un amplificatore, con un simulatore è male perchè "quanto di più lontano dalla realtà", questi discorsi come li vogliamo definire?
Oltretutto all'amo della diffusione delle basse frequenze e/o sull'uso delle trappole non ha abboccato nessuno.
E' certo che invece quel filone avrebbe potuto sfociare in molto più interessanti scambi circa l'acustica degli ambienti di ascolto.
GS
Comunque, Giampiero, che avvicinando una piastra conduttrice ad un induttore, questo diminuisce di valore (come giustamente ci fa notare Enrico), è vero...
Il fenomeno dipende dalle correnti parassite indotte nel conduttore e può far variare il valore dell'induttore anche di diversi punti percentuali.
L'entità della variazione dipende sia dal tipo di conduttore che viene avvicinato alla bobina, sia dalla sua distanza, sia dalla forma dell'induttore e conseguente forma delle linee di forza del campo magnetico da esso generato, sia dalla posizione che il conduttore assume rispetto alle stesse linee di forza.
Ed è anche per questo che io sarei stato più contento di poter usare una base di legno da 20 mm, invece di quella da 10 che sono stato costretto ad usare a causa dell'ingombro verticale delle bobine da 7 mH montate di taglio.
Ed è anche per questi motivi, che quando ho verificato le prestazioni complessive di cassa+filtro montati sono rimasto molto piacevolmente impressionato.
Ad una mia precedente verifica con il mio impedenzimetro portatile che usa una frequenza di 1 kHz, mentre ad esempio una bobina da 1,0 mH, una volta montata nella scatola in orizzontale mi aveva fatto rilevare 0,98 mH (cioè solo il 2% in meno), un'altra bobina da 2,80 mH orizzontale anch'essa, era risultata avere una induttanza di 2,66 mH (cioè il 5% in meno), e quella da 7 mH era diventata 6,65 cioè anch'essa circa il 5% in meno (mentre una verticale ha fornito 6,8 mH cioè -3%), del valore nominale.
Dato che io stesso ho più volte dichiarato come valore limite per le bobine dei miei filtri la possibilità di accettare senza problemi variazioni del valore di induttanza di + o - il 5% rispetto al valore nominale, l'ottimo risultato delle verifiche di confronto condotte sul sistema completo montato è stato quindi particolarmente confortante...
Sono daccordo con le ultime considerazioni di Renato, anche perché le avevo precedentemente verificate.. Non sono assolutamente daccordo nell'uso del teflon.. non riesco a capire a cosa possa servire se non a far lievitare il costo della realizzazione..
La sola mia preoccupazione che ho esposto sopra, era solo sul valore degli induttori, ma se rientrano nelle tolleranze è una preoccupazione che svanisce..
E io che sto cercando di non fare le "colate" di epossidica... complimenti !
Se a qualcuno interessa sto provando un tre vie "quasi-NPS" a dipolo.
Scusa Enrico...
Ma, che la risposta in frequenza era risultata sovrapponibile (fatto salvo per il livello del tweeter che io attribuisco ad altri fattori (tutti ancora da verificare, avendone voglia), a quella del prototipo, lo avevo già scritto e dimostrato.
A cosa dovrebbero servire le bande di tolleranza ammissibili per i componenti se non proprio a garantire un risultato che in questo caso era già stato comprovato?
Avere verificato che la variazione del valore indotto dal montaggio nel contenitore di alluminio è contenuta entro la banda di tolleranza che io stesso ho dichiarato ammissibile, non è certo servito a poter garantire la risposta in frequenza, ma casomai il contrario, cioè a dimostrare a posteriori la validità della regola stessa (almeno in questo caso e relativamente alla prestazione "risposta").
Non è il fatto che la variazione degli induttori sia contenuta nel 5% a consentirmi di mettere la firma sotto ai filtri testé montati, le cui prestazioni (almeno per quanto riguarda la risposta in frequenza in ambiente dell'intero sistema), come ho già detto, erano già state dimostrate...
Casomai, se la variazione fosse risultata superiore (anche di molto) avrei dovuto cambiare la regola, e non certo decidere di invalidare il risultato... Galileo ha sempre ragione!
Vincenzo...
Cliccando sul tuo nome si legge questo:
"...Se sei un utente Blogger ti incoraggiamo a abilitare l'accesso al tuo profilo..."
Peraltro, sempre a voler essere molto pignoli: non siamo affatto sicuri che i valori di induttanza delle mie bobine, misurate ad 1 kHz, si mantengano perfettamente costanti su tutto lo spettro audio.
Anche se io, visto il tipo di induttori di cui trattasi (avvolti "in aria") e le caratteristiche della piastra conduttrice coinvolta (di alluminio e a ragionevole distanza), non mi aspetterei comunque variazioni superiori all'1%, in funzione della frequenza.
Per quanto riguarda gli altoparlanti invece (nei quali il conduttore è ferro massiccio facente parte del complesso magnetico), lo sappiamo già molto bene che le "eddy currents" sono le responsabili della diminuzione dell'induttanza della bobina mobile all'aumentare della frequenza.
Ma, ripeto, non è questo il caso...
P.S.: Sempre misurandola con lo stesso strumento, la bobina del tweeter che non montata valeva 0,20 mH esatti, ora vale 0,198 mH, cioè,
- Primo: la sua variazione misurata con lo stesso strumento e alla stessa frequenza (il che non ci garantisce che non sia cambiata in modo diverso a frequenze diverse...) è stata dell'1%.
- Secondo: non è ragionevole comunque poterla considerare responsabile del maggiore livello del tweeter di questa cassa rispetto al prototipo.
Dobbiamo ricordare che i due tweeter sono stati prodotti dallo stesso costruttore e con lo stesso codice, ma a 13 anni di distanza! Il risultato che ho misurato è da considerarsi assolutamente eccezionale.
Gasp! Dopo questa serie di risposte, ho subito pensato che avrei fatto meglio a postare esclusivamente, alla stregua dei primi interventi, un unico commento del tipo: “Wow, figo!”. Ma tant’è, ho voluto fare qualche considerazione personale, ed alla fine, a mio avviso, se ne è travisato completamente il senso. Cercherò pertanto di fare un po’ di chiarezza; perlomeno ci proverò.
All’Ing. Spezzano dirò che “questi discorsi”, io li definisco (perlomeno i miei), dei semplici commenti e/o osservazioni di carattere generale, alla realizzazione pratica del filtro in questione. Pertanto tali sono e vogliono rimanere; se poi qualcuno ci ha visto delle critiche, non so che farci, in quanto di quest’ultime non mi pare di averne espresse.
Infatti non mi sembra di avere scritto che, ad esempio, il contenitore usato non protegge adeguatamente il circuito dai raggi cosmici, che bisognava usare barre in argento ad alta purezza, piuttosto che in ottone (o rame), o, ancora, che le linee di forza del campo generato dalle bobine, intersecando quelle del campo magnetico terrestre, portano a generare lievi e localizzate distorsioni nel continuum spazio-tempo, inficiando così pesantemente le loro prestazioni.
Pertanto il sottoscritto, vorrebbe sommessamente fare notare, a chi gentilmente ha la pazienza di leggerlo, che ha espresso dei personalissimi pareri, su come avrebbe diversamente implementato nella pratica, alcuni particolari costruttivi del filtro, e NON su cosa nello stesso non vada bene o sia sbagliato.
Spero ora che questo concetto generale, sia chiaro a tutti.
Certo Filippini.
Lei ha detto cosa "avrebbe preferito fare".
Io e Carlo abbiamo risposto che preferiamo aver fatto come "abbiamo fatto". E perché.
Ciò detto, non posso non rilevare che il commento di Giampiero verteva sul fatto che "nessuno" ha saputo/voluto indagare/ampliare argomenti appena accennati che a lui appaiono molto più promettenti sul fronte del raggiungimento di prestazioni elevate e ottimizzazione dell'ascolto di musica in casa, rispetto all'uso dell'ottone, del rame, del legno e della vetronite... :-)
io mi preoccuperei di più per come questi signori utilizzano il legno!
http://www.jvcitalia.it/site/it/wood_cone_web/story/index.html
Caro Enrico, ti devi aggiornare!!!
Apparentemente una scatola di alluminio, proprio per il fatto che non è un metallo ferromagnetico, sembrerebbe un accessorio da usare senza alcun rischio.. Con il mio intervento volevo soprattutto mettere in guardia i lettori del blog, magari autocostruttori alle prime armi, i rischi a cui possono incorrere usando un accessorio simile... Come del resto ho detto dell'ottone, specificando che nel tuo caso, non avrebbe comportato nessun tipo di problema, date le sezioni e le lunghezze in gioco, cosa che con un uso improprio potrebbe invece accadere, anche se un uso improprio di un conduttore diverso dal rame è difficile che possa apportare grosse differenze ad un progetto da realizzare.. mentre un uso improprio di una scatola metallica per un filtro, può dare conseguenze ben più gravi, se mal utilizzata..
Insomma, non è che perché Giussani usa scatole di alluminio per i filtri, voglia dire che l'alluminio è un materiale da usare senza alcun accorgimento, bisogna solo sapere come funzionano certe cose e quindi come poterle utilizzare senza incorrere in problemi..
Per farti un esempio, per come la vedo io, avrei montato il filtro in uno dei tre elementi che compongono il diffusore ed avrei usato i cavi appositi per unire elettricamente gli altri elementi del diffusore.. ma sai, agli audiofili piacciono questi particolari come i filtri esterni.. ;-)
Tutto qui..
Carlo, non mi si apre il linkee!! :-)
Ma credo che si tratti dei famosi coni in legno degli altoparlanti JVC.. bellissimi.. però preferisco usare materiali che mi garantiscono una produzione il più possibile uniforme.. e poi ho i miei limiti... :-)
La mia più che un'affermazione, era una domanda,(avrei dovuto mettere un ?.. sarà per la prossima volta), tuttavia la mia esperienza è questa; mi è capitato di installare un filtro fissato rigidamente dietro il supporto di mid e tweeter e all'ascolto di percepire un suono leggermente "freddo", "aspro", ho smorzato la tavoletta di truciolare, l'ho sospesa elasticamente su supporto di gomma morbida e quella senzazione all'ascolto è svanità.
Preferisco fissare e smorzare al massimo i componenti del crossover, soprattutto le bobine.
Che l'abbia fatto con "la luna favorevole al mio segno zodiacale"?
Per quel che riguarda segnali indotti fra bobine vicine e disposte male, ho potuto notare che un tweeter di una AR3a scollegato assieme al woofer dall'amplificatore, con il solo mid alimentato, emetteva segnale .. ovviamente a bassissimo livello.
Al sottoscritto il ballo è sempre piaciuto, abitando in Romagna...., le vibrazioni degli elementi di una cassa acustica eccetto i trasduttori NO! sarà una mia fissa ma la penso così.
Un cordiale saluto a TUTTI
giovanni
A proposito, mi ero dimenticato...
Buon Ferragosto a Tutti.
Giovanni
Tornando per un attimo su alcuni dei punti più sopra esposti, vorrei rispondere nel merito.
Questione vetronite/teflon. Non essendo possibile l’incollaggio diretto sul teflon, la scheda in vetronite non ramata, sarebbe servita per il fissaggio effettivo dei componenti, venendo poi a sua volta fissata, ad una sottostante base in teflon di eguali dimensioni; quest’ultima avrebbe supportato il peso complessivo del filtro, e distanziato adeguatamente lo stesso dal fondo del contenitore.
Per quanto riguarda le caratteristiche di questo materiale, presumo che il Sig. Giovanni Ranieri (giovanni_56) potrebbe senz’altro spiegarle meglio del sottoscritto, ma comunque ne riporto di seguito le principali:
> completa inerzia chimica, per cui non viene aggredito dalla quasi totalità dei composti chimici;
> completa insolubilità in acqua e in qualsiasi solvente organico;
> ottime qualità elettriche (65 KV/mm di rigidità dielettrica);
> ottime qualità di resistenza al fuoco: non propaga la fiamma;
> queste caratteristiche si mantengono praticamente inalterate in un campo di temperature comprese tra i - 80°C e i 250°C.
Voglio altresì rassicurare il caro Sig. De Marinis che “il PTFE non presenta alcun rischio di tossicità finché viene mantenuto a temperature inferiori ai 200°C”; pertanto, a parte la remota ipotesi di usare detta base di teflon, per la preparazione di qualche manicaretto alla brace o quant’altro, credo che non dovrebbero esserci problemi di alcun tipo, per la propria ed altrui salute.
Per quel che riguarda la posizione dei componenti stessi sulla scheda, avevo parlato di ottimizzazione della loro disposizione, in funzione di un cablaggio più breve ed ordinato; questo non certo per portare la resistenza di contatto complessiva a valori subatomici, ma più semplicemente per una questione di pulizia generale del montaggio. Fermo restando, si intende, il pieno rispetto della funzionalità del filtro medesimo.
Infine, riguardo all’influenza del contenitore in alluminio, sul comportamento delle bobine di filtro, le mie erano osservazioni rivolte all’intervento postato dal Sig. Priami.
Parlavo di pannelli inferiore e superiore (del contenitore), che nella versione standard sono in ferro verniciato; se poi questi sono stati sostituiti da due elementi, anche loro in alluminio, nel qual caso detta scelta, mi trova pienamente d’accordo.
Un dubbio mi era però sorto, in quanto il pannello superiore del contenitore, che si vede nella foto, non corrisponde (dall’esecuzione delle feritoie) a nessuna delle versioni presenti, nella documentazione disponibile della ditta HI-FI 2000.
Pace e bene.
"Ciò detto, non posso non rilevare che il commento di Giampiero verteva..."
Grazie Renato.
GS
"...ottimizzazione della loro disposizione, in funzione di un cablaggio più breve ed ordinato; questo non certo per portare la resistenza di contatto complessiva a valori subatomici, ma più semplicemente per una questione di pulizia generale del montaggio..."
Hem... Io credevo di aver realizzato una disposizione sufficientemente "ordinata e pulita", allineando le sei vie lungo il perimetro della base di fissaggio, ma evidentemente al Sig. Filippini così non è sembrato.
Peraltro non gli era piaciuto nemmeno il logo che ho fatto realizzare e poi scelto per Hi-Fi Emotion: evidentemente abbiamo un senso estetico molto diverso.
Ne prendo atto ed auguro buonanotte a tutti.
A questa mia domanda:
"Con riferimento al suo intervento, chiedo a Giovanni: fermo restando che un efficace sistema di fissaggio dei componenti, in special modo delle bobine, sia auspicabile, ritiene che siano influenti all’ascolto, ulteriori interventi di smorzamento delle vibrazioni dei componenti del filtro?"
credo che la risposta del Sig. Giovanni, dopo il suo ultimo post, sia dunque un "sì".
"...evidentemente abbiamo un senso estetico molto diverso.
Ne prendo atto..."
Evidentemente. Ne prendo atto anch'io.
Però sull'estetica del contenitore, mi pare che ci sia accordo..., un momento che ricontrollo, magari non ho valutato bene. :-)
Dato che vedo altri commenti aggiungerò anch'io la mia sul "ballo" delle bobine.
Sono già pronto a fare anche con Giovanni "la prova del chiodo arrugginito"...
Avete visto il grafico della serie Galileo ha sempre ragione che ho aggiunto al post di inizio di questo Thread...?
Bellissima realizzazione!
E straordinario il match tra le due risposte in frequenza!
Mi chiedo, dando per scontato che misurando i componenti si riesce a replicare molto bene i filtri, se la replicabilità del risultato sia da addebitare principalmente agli altoparlanti che a distanza di 13 anni sono ancora entro specifiche, o se invece il design di questo straordinario diffusore contribuisca a mascherare piccole alterazioni degli altoparlanti.
Raffaele
Lancio la mia ipotesi per rispondere a Raffaele..
Se le tolleranze di un componente come un altoparlante, sono di +/-5%, usando una cassa che monta un unico altoparlante, le differenze tra una cassa e l'altra, per forza di cose, possono essere anche del 10%, in pratica i due casi estremi, mentre una cassa formata da molti altoparlanti che riproducono la stessa via, come le 1000, è più facile che questo non avvenga, addirittura i componenti possono essere anche selezionati in modo tale che le due casse presentino meno differenze possibili, questo potrebbe spiegare anche il perché l'unica differenza che i nota tra le due casse è proprio nella via alta, dove è un unico altoparlante che lavora per questa via..
"Avete visto il grafico..."
Visto; gravissime alterazioni della risposta in frequenza tra 32/46 Hz e tra 8/9 KHz, nefande e senz’altro percepibili all’ascolto. Pertanto, box in allumio bocciato!
Cosa ne pensa il Sig. Priami?
Penso che Renato ha fatto bene ad installare i componenti in una base di spessore adeguato e di non aver orientato le bobine più importanti, verso le pareti di alluminio..
Per altro, nei filtri a due poli, diminuendo le induttanze, quella del passa alto e del passa basso, più o meno l'effetto che si ha maggiormente è la modifica della frequenza di taglio, cosa che non si può notare con la misura postata da Renato.. questo non lo volevo dire per non far fare centomila misure al povero Renato, altrimenti non ne usciamo più.. era solo per rispondere al Sig. Filippini.. ;-)
Per Raffaele:
Non ho capito bene a quale grafico ti riferisci...
Quello cui mi riferivo nel mio ultimo messaggio era quello rilevato sulla stessa cassa ma con il filtro esterno alla scatola di alluminio o dentro. In questo caso gli altoparlanti non c'entrano nulla, naturalmente.
Ma tu parli di tolleranze degli altoparlanti... E allora molto probabilmente, come ha supposto anche Enrico (che scrive cose giustissime), ti stai riferendo al grafico di confronto fra la cassa prototipo e quella appena montata: in questo caso la mia risposta è che la ottima ripetibilità del risultato è dovuta in primis alla professionalità di Seas e ScanSpeak, che a tredici anni di distanza producono ancora altoparlanti quasi identici a quelli del 1994 (i woofer Vifa modificati da noi sono invece della stessa epoca di quelli del prototipo).
Quanto alla filosofia di progetto di quasi tutte le mie realizzazioni, l'impostazione che prediligo, che prevede una ampia e dolce sovrapposizione delle risposte di tutti i componenti, non può che aiutare, a minimizzare eventuali variazioni di prestazioni di alcuni componenti rispetto agli altri, ma solo quando si tratta di componenti che riproducono bande limitate sia in basso che in alto.
Peraltro, nel caso delle 1000, i compiti affidati ai P17RCY sono talmente tanti, che se questo componente fosse stato diverso da quello di tredici anni fa avremmo comunque rilevato differenze consistenti su tutta la risposta in frequenza.
Quanto alllo shift della frequenza di taglio ipotizzato da Enrico, gli consiglierei di esaminare bene il filtro delle NPS-1000, che alterna filtri del second'ordine a filtri del primo e addirittura ad altoparlanti non filtrati passa-alto affatto...
Non credo che per le 1000 si possa ipotizzare l'effetto citato, anche se in altri casi è teoricamente possibile...
Faccio un mea culpa per non aver osservato bene il filtro delle 1000..
e un plauso alla Seas e alla Scan, per come lavorano nel settore degli altoparlanti.. oltre che al progetto stesso delle 1000..
"Penso che Renato ha fatto bene ad installare i componenti..."
Grazie per la risposta, che posso ritenere sufficiente.
Buone vacanze (per chi le deve ancora fare, come il sottoscritto) con annesso ferragosto, a tutti.
Riaprirò le controvers... ehm, le squisite disquisizioni nel blog, verso fine mese.
Stateme bbene!
Bruno
Ieri ho finito i cavi delle 1000.
Alla prima prova della cassa di destra il mid MAC (quello centrale che si incrocia con il mid-alto a cupola) suonava circa 4 dB più alto di quanto avrebbe dovuto...
C'è voluto tutto il pomeriggio e oltre, fino alle 10 di sera, per venirne a capo. Sul cavo 2 del modulo centrale di destra si era staccata la massa (pin A del connettore). A causa del fatto che tutti gli altri altoparlanti erano comunque collegati fra loro e al filtro, la cassa sembrava funzionare lo stesso, con solo quel "piccolo" difetto.
Anche se ho dovuto riaprire il cavo per ripararlo, quando ho scoperto l'arcano avrei voluto festeggiare alla grande...
P.S.: Io e Auretta stiamo partendo per una favolosa vacanza di quattro giorni...
A rileggerci dopo il 18.
Per Renato:
mi interessa sapere quale strumentazione utilizzi per la prova del chiodo arrugginito?
A parte gli scherzi, sono disposto a farla purchè la si effettui dopo aver gustato un buon piatto di cappelletti (e/o altro),della buona carne ai ferri (e/o altro), sorseggiato un buon vino da pasto ecc. ecc.
Mi sembra di ricordare che in un vecchio articolo di SUONO o STEREOPLAY.... qualcuno scrisse di tale prova, può essere?
Un cordiale saluto e, buone ferie.
Giovanni
La "prova del chiodo arrugginito" non prevede alcuna misurazione.
Non è mai stata raccontata su nessuna rivista, ma viene "tramandata oralmente" in vari forum su The Internet.
Io l'ho raccontata ad amici e sicuramente l'ho pure scritta da qualche parte.
Trattasi di un aneddoto che riguarda due "aitanti" progettisti della Hitachi in visita alla sede di Audio Review (quindi, anni '80).
Erano venuti appositamente per presentarci i risultati di un lavoro durato parecchi mesi e consistente nella progettazione di un buon amplificatore Hi-Fi.
Bisogna ricordare che l'epoca era proprio quella nella quale anche le Case più serie e più attrezzate tecnologicamente avevano appena iniziato a dar retta alle argomentazioni più improbabili dei guru esoteristi più in voga allora, all'unico scopo di avere qualche argomentazione in più per vendere meglio i loro prodotti a chiunque. Ora certamente la situazione è molto più degradata e certe strane cose di allora verrebbero probabilmente prese sul serio perfino dalle migliori riviste specializzate. Ma allora eravamo ancora in grado di discernere abbastanza bene fra le proposte intelligenti (che in parecchi casi hanno condotto ad un reale miglioramento della qualità della produzione Hi-Fi, specie di alta gamma) e quelle idiote.
Dunque, i due giapponesini erano convinti di avere migliorato moltissimo "il suono" del loro amplificatore quando avevano tolto due piattine di ferro che fino ad allora erano servite per collegare elettricamente i transistor finali ai morsetti di uscita dell'apparecchio, cosa ottenuta avvicinando i transistor al pannello posteriore ed effettuando il collegamento direttamente con le piste di rame del circuito stampato.
Si trattava, dicevano loro, e ricordo io, di due piattine di acciaio per ciascun canale, di circa 2cm di lunghezza per 0,5cm di larghezza e 1 mm di spessore.
La loro eliminazione, ripeto, avrebbe cambiato drammaticamente il suono in un modo perfettamente udibile.
Io, ora, a vostro uso e consumo posso calcolare la resistenza (max) di tali elementi in
0,0004 Ohm ciascuno, che fa un totale di 0,0008 Ohm per ciascun canale.
Induttanza zero e capacità zero completano il quadro.
Quando a possibilità di nascita di qualsiasi altro inconsueto tipo di alterazione del segnale audio (20-20000 Hz), trattandosi di un amplificatore da meno di 100 Watt, io non ne vedevo e non ne vedo tuttora. Mentre vedo molto bene la possibilità che i giapponesini, dopo aver tolto quei brutti pezzettini di ferrocarbonio, abbiano certamente "sentito" il miglioramento che dichiaravano.
E allora sono passato all'azione in modo molto semplice. Il loro ampli era collegato con dei nostri cavi di rame sufficientemente lunghi alle casse che stavamo usando.
E allora, senza farmi molto notare, ho semplicemente staccato un cavo dall'ampli ed ho interposto un corto spezzone sempre di rame. Tutto come prima. Poi ho staccato lo spezzone di un canale dal cavo che raggiungeva la cassa ed ho interposto un chiodo (di ferro), bello piegato e parzialmernte arrugginito, che avevo trovato a terra lì dietro.
Loro erano fra me e le casse.
Tenendo ben stretto il chiodo (lungo non meno di 5cm) sui cavi con le dita, le case suonavano senza incertezze.
A questo punto ho fatto suonare solo il canale "in prova" e ogni tanto toglievo il chiodo riconnettendo i cavi di rame fra loro e poi lo reinserivo (cicli di qualche decina di secondi ciascuno...). Ogni volta chiedevo ai tecnici se sentissero qualcosa... Magari non le eclatanti differenze che di cui avevano parlato... Ma "qualche differenza"...
Come ben sapevo, i giapponesi sono (o forse erano) fondamentalmente onesti:
mi dissero che non si sentiva nessuna differenza, ma che il sistema per sentirle non era quello.
Secondo loro si doveva ascoltare molto a lungo. Poi cambiare la situazione ben sapendo cosa si stava facendo e riascoltare a lungo, sempre in due, naturalmente.
Ecco: questa è proprio il tipo di prova che consenrirebbe di sentire perfino le voci dei defunti...! OK?
Come condurre la prova con il filtro che vibra deve essere ancora discusso e deciso, ma naturalmente nel modo più differente possibile da quello che avevano usato i giovani progettisti giapponesi della grande Hitachi.
:-)
Renato,
grazie per la segnalazione sul profilo !
Nel frattempo tentando di adattare i dipoli alla mia stanzetta sono riuscito a fondere un tweeter (Neo3PDR) con rumore rosa... Immagino sia più "energetico" dei segnali normali, visto che è su tutta la banda.
Caro Vincenzo... L'immaginazione, qui, al potere non c'è ancora arrivata ... :-)
Un trasduttore brucia quando l'energia elettrica che gli viene fornita e che viene normalmente trasformata praticamente tutta in calore durante il processo di trasduzione a bassissimo rendimento tipico degli altoparlanti a radiazione diretta(mediamente molto meno dell'1%) diventa troppa.
Quando è "troppa"?
Quando cresce fino al punto di far aumentare la temperatura dell'altoparlante verso un equilibrio termico fra lui e l'ambiente ad un punto tale che la temperatura del conduttore interno percorso da corrente diventa superiore a quella sopportabile senza danni, da lui stesso, dal suo supporto o da altri elementi sensibili ad essi collegati.
Nella fattispecie, nonostante il Neo3 abbia una struttura tale da consentire un buon smaltimento del calore verso l'esterno anche a temperature non troppo elevate, non è detto che a cedere non possa
essere stata qualche trecciola o saldatura o similare, di sezione e/o resistenza meccanica (l'effetto alla fine è lo stesso di una vera bruciatura... L'altoparlante si "spegne"...) troppo inferiore al resto.
Un tweeter a cupola da un pollice, ad esempio, può sopportare una potenza elettrica applicata certamente inferiore ai 10W. Alcuni ne sopportano anche meno di 4, altri di più... Fino a valori anche molto superiori ai 5W, in presenza di olio magnetico.
Di prove distruttive, sul Neo3 ancora non ne ho fatte. Ma il costruttore dichiara una potenza massima applicabile di ben 20W RMS.
Allora... Se la matematica non è un'opinione (cosa della quale, sto cominciando seriamente a dubitare), dato che l'impedenza puramente resistiva del Neo3 vale 3,5 Ohm, se tu gli applichi con continuità più di 8,4 Volt RMS... Di qualsiasi segnale si tratti lui brucerà.
Comunque, tornando al rumore rosa (che ha uno spettro decrescente con la frequenza al ritmo di -3 db/Ottava e che è stato "inventato" per consentire di visualizzare una linea orizzontale quando lo si sottopone all'ingresso di analizzatori di spettro a banda percentuale costante, come quelli a terzi d'ottava, ad esempio)... Di solito è abbastanza difficile bruciare un altoparlante con questo segnale, mentre è abbastanza facile con il "rumore bianco" (dal quale il rumore rosa è tratto con opportuno "filtraggio" e che ha uno spettro che è invece caratterizzato da una energia costante per bande di frequenza di pari ampiezza, ovunque siano situate nello spettro analizzato), proprio a causa del differente contenuto energetico a parità di sensazione di livello acustico percepito...
Però, data anche la elevata sensibilità del Neo3 (che con 20 Watt ti avrebbe fatto sentire un rumore altissimo) e la sua elevata tenuta in potenza, io sarei più propenso a supporre (anche proprio per il fatto che hai usato rumore rosa, che contiene basse frequenze ad un livello che qualsiasi tweeter mal digerisce)... Ad una rottura meccanica, piuttosto che una vera e propria "bruciatura".
Perché non provi a smontarlo (i ribattini si tolgono con il trapano) e ci ragguagli? Oppure lo mandi a me e l'esame lo faccio io... :-)
Non hai proprio idea di quale tensione RMS gli stavi applicando? L'ampli che usavi che potenza massima dichiara?
Quanto al tuo profilo, Vincenzo-:
io vedo mooolto poco...
E non c'è nemmeno la richiesta informazione minima della e-mail di google... :-(
Caro Renato,
grazie per l'interessante commento.
Citavo il rumore rosa solo perchè il tweeter ha funzionato benissimo fino a quel momento.
Il problema è nato quando ho alzato il livello del generatore (del mio DEQ2496) perchè volevo discriminare meglio il segnale dei woofer h-frame dal rumore di fondo (credo fosse il condizionatore del vicino, un leggero hummmm).
C'è infatti qualcosa che non mi torna: non ho praticamente roll-off.
Appena arriva il pezzo lo smonto e vi faccio sapere (o te lo porto, magari !!!), ma dall'odore e un sospetto di fumo escluderei la rottura meccanica, anche se magari questa potrebbe essere la causa prima scatenante. Probabilmente ho semplicemente esagerato io.
Ho qualche perplessità sul discorso "...di qualunque segnale si tratti": non so quanto abbia significato misurare in RMS un segnale di tipo stocastico, sicuramente gli stessi 8,4 Volt di picco dissipano potenza diversi se continui, sinosuodali, a impulsi et c. ; probabilmente sono io che faccio confusione.
Per il profilo, scusa ma sono a digiuno di cultura "blogghista", cerchero di rimediare (mi preoccupa però un pò il discorso privacy / spam).
Quanto alla Privacy... Non lo capisco: io mi chiamo Renato Giussani, sono nato il 14/02/1947 ed abito a Marino, in provincia di Roma... Ed ora, cosa dovrebbe succedermi?
Quanto allo Spam: se ti registri con una E-mail su www.gmail.com il problema è risolto a priori. Il loro anti-spam incorporato nel servizio di web-mail funziona ancora meglio di quello di MC-Link... :-)
Per quanto riguarda le bruciature...
Sei stato tu a supporre una influenza dello spettro del segnale. Non hai parlato affatto di rapporto fra valore di picco e valore medio o RMS. Ed io, quello ho commentato.
Io peraltro ho parlato solo di valori "RMS". E ribadisco che sono quelli che bruciano e quelli che lo fanno indipendentemente dal fattore di cresta.
In effetti io prescinderei proprio dai valori RMS (che sono effettivamente correlabili alla potenza).
Riformulo meglio il mio dubbio: a parità di picco, è possibile che l'inviluppo di un segnale presente su tutta la banda generi una potenza (RMS, se vogliamo)superiore a quella di un segnale "puro" ?
Per il momento ho razionalizzato la cosa in questo modo:
E' vero che il rumore è fatto in modo che generi una potenza (bianco) o un voltaggio (rosa) mediamente costante nello spettro, quindi la potenza associata all'interna banda deve essere maggiore di quella associata ad una singola (gamma di) frequenza. Però non è detto (anzi è molto improbabile) che quella frequenza sia costantemente eccitata nel rumore rosa, come invece succede all'uscita di un generatore di segnale per esempio.
In altre parole stavo paragonando mele e pere... credo. sorry !
Quanto alla privacy:
Non ho assolutamente problemi a "identificarmi" nelle varie community (ad accesso moderato e registrato) di cui faccio parte, ma preferisco non farlo su un profilo come Blogger che è pubblico.
Detto questo mi chiamo Vincenzo Praturlon, ho 46 anni e abito a Pomezia (siamo quindi vicini !).
Ho cominciato ad interessarmi di autocostruzione affascinato dalla tua filosofia NPS. Se sono soddisfatto dei miei rudimentali dipoli (ogni scaraffone...) è merito tuo e approfitto qui per ringraziarti.
Per lo spam, occupandomi di posta per mestiere, ti assicuro che al momento non esistono anti-spam sicuri e preferisco non rischiare che qualche worm riesca a farsi un giro sui profili google...
"...a parità di picco..."
E perché dovrei interessarmi al picco mentre sto cercando di ragionare sulle "bruciature", che sono correlate esclusivamente all'RMS...?
Quanto alla mail pubblica... Tu te ne occuperai anche professionalmente, ma personalmente io ho attive e che uso tutti i giorni tre caselle mie, una di Audioplay ed una di Giussani-Research.
Tutte sono pubblicate a destra e a manca e ancune dagli anni '90.
Quelle su Mc-Link hon hanno praticamente spam, come quelle su Aruba e su Google.
Le uniche che mi danno qualche problema, ma solo di spam (che elimino con un ottimo antispam locale - Spamfighter), sono le oltre venti su www.argoeditore.net.
Comunque, oltre allo spam solo su queste (che sparirà fra poco quando avremo il nostro mail-server "in casa"), mai avuti altri problemi... Con tutta la mia presenza su The Internet... Che non è poca (prova a cercare "Renato Giussani" con Google...).
E perché i profili Google pubblici dovrebbero spaventarti...?
Primo: ci scrivi quello che vuoi tu.
Secondo: sono così imprudente a non preoccuparmene io che dirigo questa:
www.argoeditore.net
ed ho a che fare quindi con decine di operatori con i quali lavoro che possono leggerlo, il mio Profilo?
Cosa c'è di male a frequentare un Blog di Hi-Fi e scrivere ogni tanto qualcosa di più o meno giusto...?
Scusa Vincenzo, non è per insistere con te, ma non mi piace che mi spaventi inutilmente tutti gli altri... :-(
Mah, non è che volessi "costringerti" ad interessarti alla cosa. Semplicemente sospettavo (ingenuamente) di poter aver bruciato il tweeter con il rumore rosa e speravo di poter approfondire la cosa.
Per il profilo, mi scuso di aver postato senza prima aver controllato la netiquette del blog.
Buon lavoro a tutti e ancora complimenti.
Non ho capito se non capisci davvero quello che scrivo (compreso quello che ho scritto anche poco più sopra) o se lo fai apposta...
Eventualmente sono pronto anche a ripetere con parole diverse, il concetto che, qualsiasi sia il segnale, ciò che causa bruciatura è il calore. Quello che è = a VxI prendendo i rispettivi valori RMS a lungo termine. E di tutto il resto me ne deve interessare poco...
In ogni caso, grazie degli auguri. Altrettanto!
Quanto alla possibilità di postare senza essere registrati è garantita comunque. Salvo successiva moderazione.
Il discorso, anche in questo caso, era diverso.
molto intiresno, grazie
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