Ciascuna cassa è composta da tre moduli sovrapposti.
Ciascun modulo è dotato di un connettore esapolare, cui va collegato un cavo che serve a connettere il modulo alla sua sezione di filtro, contenuta nella scatola di alluminio del crossover.
Il cavo del modulo superiore sarà lungo tre metri, quello del modulo centrale due metri e un solo metro per quello a terra.
Ciascun crossover sarà alimentato da un amplificatore che gli sarà connesso tramite un metro di cavo.
In tutto vanno realizzati 8 spezzoni di cavo: 2 da tre metri, 2 da due metri e 4 da 1 metro.
Il cavo che abbiamo comperato da http://www.surplus.it/ è questo:

E' composto da 40 fili intrecciati a due a due (che verranno collegati in modo opportuno. Poi spiegheremo come). La sezione effettiva complessiva dobbiamo ancora verificarla con misure accurate della sua resistenza, ma ad occhio dovrebbe essere non inferiore ai 10 mmq e non superiore ai 20 mmq. Cioè, una resistenza totale fra ciascun contatto del connettore sulla cassa e il suo omologo sulla scatola del filtro che per lo spezzone più lungo (tre metri) sarà compresa fra gli 0,015 e gli 0,030 ohm. Mentre il cavo da 1 metro che collegherà il filtro al finale avrà una resistenza totale non superiore a 0,02 ohm.
Il tutto è schermato da una calza esterna che sarà utile ad eliminare la possibilità di ingresso di eventuali indesiderati segnali a radiofrequenza nel finale.
E' molto pesante, ma fortunatamente anche molto flessibile.
Costa 5,00 Euro al metro.
Sabato 23 giugno
Verifiche già fatte: uno solo dei 40 fili, per 14,20 metri di lunghezza, ha una resistenza di circa 0,54 ohm.
Il che ci conduce a calcolare in 0,44 mmq la S di un singolo filo e in 17,67 mmq quella totale dei 40 fili.
A questo punto sappiamo per certo che la resistenza totale fra ciascun contatto del connettore sulla cassa e il suo omologo sulla scatola del filtro, per lo spezzone più lungo (tre metri), sarà pari a 0,017 ohm. Mentre quella "totale" di uno degli spezzoni da 1 metro di quelli che saranno connessi fra gli ampli e i filtri delle 1000 sarà pari a 0,002 ohm.
(Per confronto, la resistenza totale di un cavo rosso e nero da 1,5 mmq lungo 1 metro è di 0,023 ohm. Circa dieci volte di più)

35 commenti:
avevo letto di nps1000 con componenti ciare, e crossover in via di completamento(ma oramai sono passati diversi mesi!). Ci sono buone nuove?più che altro per curiosità, pensavo che forse in questo modo ciare+giussani si sarebbero potuti aiutare a vicenda...per i cavi...mamma mia che casino! mi piacerebbe vedere come li saldate ai connettori, che lavoro certosino!
La "storia" Ciare al momento è completamente bloccata per decisione della Sig.ra Paola Giannini.
Le NPS-1000 Ciare Inside, costruite con i mobili originali mio gentile omaggio, sono in Ciare, nella disponibilità di Lino Esposto, che però non me ne ha più parlato.
Paola Giannini mi ha fatto capire che di altre proposte o idee di "collaborazione" fra Renato Giussani e la Ciare non se ne potrà parlare per un bel pezzo. Mi è stato spiegato che hanno cose ben più pressanti di cui preoccuparsi, al momento.
Comunque, io sono sempre qui.
E se ho ben capito quello che P. Giannini mi ha detto, ove la situazione evolvesse in modo tale da consentir loro di tornare sulle decisioni contingenti, il progetto delle NPS-1000 CI e della annessa Reference Series (composta da altoparlanti di massima qualità sviluppati ad hoc insieme, ed utilizzabili anche in tante altre situazioni completamente diverse) potrebbe probabilmente essere rimesso in campo con convinzione.
Sperando di non aver rivelato nulla di sconveniente, spero di avere almeno soddisfatto la tua curiosità.
Piuttosto... Perché io o la Ciare dovremmo avere bisogno di "aiuto", secondo te?
In CIARE "hanno cose ben più pressanti di cui preoccuparsi", che delle NPS-1000 CI e degli altoparlanti "Reference Series"?
Mah,... visto che negli ultimi tempi stanno spingendo molto anche il settore dell'autocostruzione, queste proposte e/o idee di "collaborazione" da parte di Giussani, mi sembra che vadano, appunto, proprio in quella direzione. O no?
Certamente!
Ma pare che ora non abbiano proprio la testa (oltre che cose più concrete), per "investire" in una evoluzione verso cose nuove e impegnative (dalle quali potrebbe scaturire anche un vero e proprio "risorgimento" dell'immagine di quell'azienda). Credo che stiano preferendo concentrarsi su aspetti commerciali più direttamente e immediatamente "monetizzabili"...
Come è abbastanza frequente nell'imprenditoria italiana, quando ci si deve confrontare con problemi di mercato (i cinesi non sono una sine cura...) ci si butta sul contingente e si procede a vista.
In questo modo si tarpano le ali allo sviluppo a lungo termine ma a volte la scelta è quasi obbligata.
Comunque, so per esperienza diretta che certe volte, se si procede con oculatezza e su tempi brevi, anche questo modo di procedere può funzionare...
Non dobbiamo assolutamente pensare che in Ciare siano degli sprovveduti solo perché non fanno cose che ci farebbero più piacere... Non sono certo nati ieri!
A proposito del nuovo marchio di Bruno Filippini:
Lo ha visto il logo dell'Audiomatica...?
www.audiomatica.it
"Piuttosto... Perché io o la Ciare dovremmo avere bisogno di "aiuto", secondo te?"
non bisogno di aiuto...diciamo che col tuo nome e, detto brutalmente, sfruttando il tuo lavoro decennale, potrebbero "forse" fare un bel passo in avanti sia come qualità che come vendita. Certo che se i cinesi dell'hifi stanno spopolando è forse perchè in italia non si usano idee e persone giuste, si combatte sullo stesso livello di prodotti, dove immancabilmente i prezzi bassi cinesi la fanno da leone. In questo mi ricollego ad un tuo post sugli orologi cinesi-svizzeri,quote di mercato e incassi. Il problema enorme secondo me, è che i cinesi non solo hanno manodopera a prezzo ridicolo...il fatto è che quando smetteranno di copiare e proporranno idee nuove, saremo surclassati in termini assoluti! Ho letto che in cina il mercato hi-fi ad uso interno è molto, molto prolifico, questo vuol dire che ci sono molti appassionati, non solo venditori per noi occidentali. Ora, direte, ma dove vuoi andare a parare?
Anni fa avevamo la olivetti, in italia e mio zio era un dirigente piuttosto importante(parliamo di circa 15 anni fa). Ho visto con i miei occhi (e l'ho avuto in casa) uno dei primi pentium intel montato su una piattaforma tipo le odierne Media center: grande quanto un videoregistratore, aveva lettore cd, videoregistratore, modem, mouse e tastiera a raggi infrarossi, un sistema operativo proprietario incredibilmente semplice. Per quei tempi davvero incredibile! Oggi l'olivetti non fa praticamente più nulla. Dove sono in italia le aziende di telefonini, tv, informatica? Ora andiamo in corea, che anni fa ha avuto uno sviluppo simile a quello odierno cinese: lg, samsung, hyundai... Inoltre sono appassionato di cinema ed in corea ci sono alcuni dei più grandi registi contemporanei(questo per chi sostiene che gli orientali copiano e basta), quindi hanno creatività ed intuito non inferiore al nostro. Insomma, scusate la lunghezza dell'intervento: è mai possibile che in italia si continui a seminare su terra sterile? Ciare e giussani per me sarebbe potuta essere una collaborazione molto prolifica per il mondo audio in generale, so bene che renato non ha bisogno di ciare e che a ciare basta il mercato auto(ma fra 10 anni ciare esisterà ancora?). E intanto noi restiamo indietro...
Sicuramente con i podotti dedicati all'SPL si risolleveranno...peccato che "i numeri" che in quel settore sono l'unica cosa che conta, si facciano con prodotti che non sono Ciare...se non hai un prodotto vincente e nemmeno economicamente conveniente...mi spieghi come dovresti restare a galla?
Valli a capire questi impenditori...una serie di altopalarlanti e progetti firmati da uno dei "top" che ci sono in giro, non poteva fare altro che dare lustro e visibilità anche internazionale, state sicuri che se ciò avverrebbe, oltreoceano qualche titolo del tipo "The DSR man is back" salterebbe fuori...ne sono certo...
Bye, Luca
Grazie amici...
In effetti, un po' immodestamente, quello che avevo proposto io era proprio una collaborazione ad ampio raggio con un mio coinvolgimento forte, non solo a livello di lavoro ma anche di immagine connessa al mio nome, per progettare nuovi altoparlanti Hi-End da utilizzarsi anche per rinvigorire una immagine di qualità Ciare nella quale io, per lo meno sul fronte della affidabilità, credo fermamente...
Forse Paola Giannini ai tempi della ESB-USA era ancora troppo "piccola" o troppo affaccendata a conseguire la sua laurea, per potersi ricordare oggi di me senza doversi rifare a quello che le raccontano altri, per quanto "affidabili" come ad esempio Lino... E forse non valuta abbastanza quello che ho fatto con italiani e svizzeri nel campo dell' Alta Orologeria, che un'idea sulle capacità di comunicazione mie e del mio gruppo dovrebbe pur darla... E pensare che non avevo chiesto nulla, se non a risultato conseguito (da stabilirsi di comune accordo solo a posteriori e prevedendo non meno di cinque anni di lavoro)...
Mah...!
Quanto ai cinesi che potrebbero smettere di copiare... Io credo che abbiano già cominciato.
E' una storia che ho già vissuto pari pari con i giapponesi... E vedete bene ora dove sono arrivati...
A proposito di finali di potenza,
cinesi e giapponesi.
Il gentile negozio di Milano in cui ho acquistato il Bheringer 2500,
mi ha dato in prestito/prova per il questo week-end un finale di potenza YAMAHA P5000S.
Qui le specifiche tencniche dell'apparecchio.
http://www.yamaha-europe.com/yamaha_europe/italy/20_proaudio/60_power_amplifier/10_no_category/10_power_amplifier/05_p_series/10_P5000S/index.html
E' collegato come il Behingher al mio pre Mark Levinson 38 ma differentemente dal Behringer per quanto la timbrica sia migliore, sembra non avere potenza suona pianissimo anche se messo al massimo volume eppure i dati dicono 525+525 w su 8 ohm.
Qualcuno del blog puo' aiutarmi a capire io sinceramente non ne esco...?
Io non posso.
Anche perché sono dispostissimo a credere e prendere atto che tu con lo Yamaha senti una timbrica migliore, ma non riesco proprio a credere che questo fatto corrisponda a un dato oggettivamente verificabile anche con una prova d'ascolto effettuata da un gruppo statisticamente significativo e soprattutto "in doppio cieco"...
Quanto al fatto che ti sembri avere una potenza molto inferiore a quella del Behringer, posso solo arguire che lo Yamaha abbia una "sensibilità di ingresso" molto inferiore.
Bisogna proprio che tu provi ad ascoltare facendo azionare la manopola del volume da qualcun altro.
Devi ascoltare a parità di livello senza sapere a che rotazione sta quella maledetta manopola... :-)
Dunque andiamo con ordine.
Innanzitutto mi correggo sul "il non sembra avere potenza" dello YAMAHA intendevo questo, che ha semplicemnte meno volume con potenziometri posizionati allo stesso livello.
Ma si parla di differenza di volume enorme.
Il test di cui lei mi parla, in questo caso e' praticamente non valido.
Uno perche' riconosco la differenza di timbrica subito tra i due apparecchi, due anche se lo YAMAHA sta al massimo si sente poco,ma veramente poco.Si sente solo un gran bel suono questo si'.
Test comunque fatto.
Inoltre ho letto su altri forum che delle persone hanno fatto dei test con YAMAHA,PHONIC.Sembra chelo YAMAHA abbia riscontrato un enorme insuccesso rispetto al PHONIC. Da quanto ho capito nel forum no si fa il suo nome ma si accenna a lei sig, Giussani.
Qui:
http://www.videohifi.com/forum/topic.asp?whichpage=1&ARCHIVEVIEW=&TOPIC_ID=33345
C'e' da dire contro ogni regola hi-fi se collego direttamente il cd-player hai finali la differenza di volume tra i due apparecchi si sente, poi quando collego anche il pre non so perche' ma entrambi i finali suonano ad un volume piu' basso (ma molto piu basso).Perche' questo.?
Ma mentre col Behringer il volume e' accettabile (anche se no sono soddisfatto perche' suppongo che con le sue DELTA 4 si sentirebbe poco o niente) con lo YAMAHA no, almeno rispetto alla potenza dichiarata.
Resta quindi in piedi la sua ipotesi che:
' lo Yamaha abbia una "sensibilità di ingresso" molto inferiore '.
Per sensibilita' di ingresso lei intende la INPUT IMPEDANCE ? Se si come posso fare.?
michele
>Il cavo che abbiamo comperato
>da http://www.surplus.it/ è >questo:...
>E' molto pesante, ma fortunatamente anche >molto flessibile. Costa 5,00 Euro al metro.
Non può andar bene! Costa solo 5,00 Euro al metro, e non ha un nome appropriato, tipo: "The Cosmic Link", "Magic Music Stream", "Antica Cavetteria del Corso", ecc. .
Per quanto riguarda il logo di Audiomatica, lo conosco, lo conosco. Personalmente ho preso spunto (come già detto) dal fu marchio Pioneer; quello della Audiomatica, me ne ricorda sempre un'altro, che, al posto del diapason, al centro del triangolo ha un occhio. :-)
p.s.
Più sentito l'esimio Dott. Jacchia?
Caro Michele...
Ho deciso di "...dar tempo al tempo..." e non controbattere le tue affermazioni sulle differenze fra Yamaha e Behringer che non possono trovarmi assolutamente d'accordo. Un sito internet e un Blog non possono sostituirsi ad un corso di laurea in ingegneria, ma nemmeno ad un diploma di elettrotecnica o a un numero sufficente di anni di studio, ricerca informata, ascolti e misure sul campo. Ma quello che so bene è che nemmeno la lettura di qualsivoglia numero di messaggi da chicchessia scritto su qualsiasi Forum di hi-fi potrebbe svolgere una funzione nemmeno lontanamente paragonabile. E comunque, non è affatto detto che proprio tutti coloro i quali potessero esibire curriculum in linea con quanto scritto poco sopra abbiano tutt'ora tutti i neuroni accesi.
Chi mi ama mi segua, diceva uno...
Io dirò semplicemente: "non credetemi per fede" ma cercate di non credere per motivi simili nemmeno ad altri. Mentre per poter credere alle proprie orecchie non c'è bisogno di nessuna laurea, capire cosa si sta ascoltando è un tantinino più difficile... Per chiunque... Me compreso...
Quanto alla sensibilità di ingresso, il suo nome inglese è input sensitivity.
La Impedance è la "impedenza".
"Input Impedance = "Impedenza d'ingresso".
Per capire cosa sono le due cose si dovrebbe avere qualche sia pur minima nozione di elettrotecnica, oppure elettronica, oppure fisica II.
Il fatto che tu riscontri così tanti e ripetuti problemi di "interfacciamento" fra gli apparecchi che stai ascoltando mi fa temere che stia usando un collegamento "sbagliato" (che cavi hai fra pre e finale? Hai provato due normalissimi Pin-Pin di quelli forniti insieme a qualsiasi apparecchio di medio livello?).
Nel caso i problemi nascessero tutti da un "errore" di "interfacciamento" (il cavallo di battaglia dei primissimi anni di Audio Review...), quanto scrivi potrebbe anche far supporre condizioni tali da poter influire anche in maniera pesante sulla risposta in frequenza dell'intero sistema. Il che giustificherebbe in modo molto semplice e diretto anche le differenze timbriche che percepisci. Al di là di qualsiasi cosa qualche sconosciuto possa avere scritto su qualsivoglia forum.
A Bruno dico:
I nostri cavi potrebbero chiamarsi ad esempio "Natural Imaging Cables"
GR NIC-1000
E qui potrei anche aggiungere che le mie NPS-1000, quelle che hanno fatto gridare al miracolo (o poco meno...) chiunque le abbia ascoltate a lungo a casa mia) sono cablate con tanti cavetti unipolari che scendono sparsi verso la scatola di legno del loro filtro che sta a terra lì dietro.
Sono sicuro che le differenze di 0,0xxx fra i loro parametri fisici e quelli dei GR NIC-1000 non potranno influire minimamente sul risultato finale della coppia di casse che stiamo approntando per Hi-Fi Emotions ma, se dovessi/volessi fare un lavoro rispondente al 100% alle caratteristiche dei prototipi, i GR NIC-1000 in realtà non avrebbero mai dovuto nascere.
Sono stati pensati solo ed esclusivamente per tappare la bocca a quelli che avrebbero criticato la cavetteria originale dei miei prototipi.
Ma capisco bene che anche così chi ha bocca per parlare (e non molto di più, da quelle parti...) gli darà fiato comunque... :-(
Maurizio Jacchia l'ho sentito tempo fa, ma non ho capito se non gli interessa proprio più l'hi-fi o se ha altri problemi.
P.S.: Naturalmente il nome dei nostri cavi NIC-1000 si pronuncerebbe
"EN" "AI" "SI" "UAN THAUSAND"
Che mi pare faccia figo abbastanza...
Dunque "La amo e la seguo.."..:-)
Sul perche'non mi pronuncio altrimenti poi mi dice che faccio la sviolinata..
Quindi procedero' cosi con questi due step:
1)Capire cosa e' "la input sensitivity"..... studiandomela
2)Intuitivamente avevo gia' pensato che il problema potrebbe essere l'interfacciamento tra gli apparecchi.
E qui entrano in gioco i cavi:
Tra pre e finale uso:
1) bilanciato Actinote MXB 83
2) sbilanciato Cambridge Audio da 15 euro con adattatore per jack da 6.3 mm
Smonto tutto e provo con i cavetti commerciali.
Le faro' sapere dicendole questo:
che sono solo pochi mesi che sto dietro all' hi-fi cioe' da quando ho comprato le sue ESB(Febbraio 2007), direi che di "passione e di impegno minimo"
ce ne ho messa veramente tanta,ma di tempo per imparare credo che ce ne voglia parecchio e anche lei me lo ha confermato
col post precedente.. o no..?
michele
Bravo Michele. :-)
Per il Sig. Rossini,
controllando un po' di documentazione, direi che il suo pre ML N.38, riguardo alla questione interfacciamento, credo proprio che sia più che a posto, in quanto la sua impedenza d'uscita, risulta molto contenuta: ovvero 5 Ohm per l'uscita bilanciata, 10 Ohm per la sbilanciata.
Per quanto riguarda i due finali in questione, il Behringer EP2500 dichiara un'impedenza di 20 KOhm per l'ingresso bilanciato, e di 10 KOhm per quello sbilanciato.
Lo Yamaha dichiara 30 KOhm per il bilanciato e 15 KOhm per lo sbilanciato.
Pertanto lo Yamaha P5000S, risulta avere un'impedenza d'ingresso, su entrambe le tipologie di connessione, più alta rispetto al Behringer.
I dati di potenza dichiarati (20Hz/20KHz - 0,1% THD+N - 8 Ohm), per quello che possono valere, sono quasi simili: 450W x canale il Behringer, 500W x canale lo Yamaha. Bisognerebbe conoscere più che altro, come si comportano effettivamente i due finali, su carico variabile.
Venendo a cose più pratiche, come sono regolati i due finali?
Il pannellino sul retro del Behringer "MODE SWITCHES", com'è settato?
Sullo Yamaha, i deviatori sul retro come sono impostati?
L'adattatore pin/jack che usa, ha uno spinotto jack stereo o mono?
I livelli delle uscite del pre ML, sono correttamente regolati?
Un ultima cosa, ci può spiegare come effettua praticamente, il confronto tra i due finali? Li collega contemporaneamente al pre ML, attraverso le connessioni bilanciate, uno alla volta con il cavo sbilanciato, o cos'altro?
Ci faccia sapere.
Un breve commento solo per dire che per risolvere tutti i problemi basterebbe una scheda Clio e saperla usare.
Per cominciare potrebbero bastare in realtà anche un semplice generatore di segnali, anche software, e un tester da poche lire.
Si potrebbe già misurare, per esempio a 1 kHz, il livello in uscita dal pre e la sensibilità di ingresso dei finali, con i vari cavi e adattatori impiegati.
Ma si potrebbe anche usare il tester come ohmetro per vedere se c'è qualcosa di strano nei cavi.
Con la Clio invece si potrebbero fare misure di impedenza degli ingressi e delle uscite, come dei cavi... Ma anche rilevare delle risposte in frequenza dell'intera catena nella varie condizioni.
E sono sicuro che alla fine la risposta "certa e inequivocabile" salterebbe fuori. Compreso il perché delle differenze tmbriche, se fossero davvero così importanti.
In assenza di tutto ciò... Ci si "barcamena" come stiamo facendo. Non è cosa che mi piaccia moltissimo, Non mi sento a mio agio senza "dati" veri su cui ragionare. Peraltro ringrazio molto Bruno e aspetto anch'io di leggere le risposte di Michele ai suoi interessantissimi quesiti.
Salve a Bruno ch emi puo' dare anche del "tu".
Queste le risposte alle domande che mi sono state poste:
1)Il pannellino sul retro del Behringer "MODE SWITCHES", com'è settato?
RIS: E' stato settato come dice il manuale del finale Behringer per il "modo stereo"
2)Sullo Yamaha, i deviatori sul retro come sono impostati?
RIS: Nono li ho toccati
3)L'adattatore pin/jack che usa, ha uno spinotto jack stereo o mono?
RIS: Non lo so. Al negozio mi hanno dato un adatttore rca femmina con
l'entrata da 6,3 mm ma ne io mi sono posto il problema(non sapendo) ne loro me lo hanno chiesto. Quale sia la differenza non lo so e se c'e ha un valore aggiunto?
4)
I livelli delle uscite del pre ML, sono correttamente regolati?
RIS: Sinceramente non so se esiste un regolatore delle uscite.Anche perche' l'ho preso da pochissimi giorni il pre. Ho solo una brochure
della Madrigal del Mark Levinson
e non trovo nessun punto ove parli di un regolatore di uscite dello strumento.Su internet non ho cercato nulla al rigurado perche' non ho avuro tempo.
Se il sig Bruno mi puo dare un link ove ha trovato info dettagliate sul mio pre le sarei grato.In ogni modo oggi ricontatto il venditore del pre affinche' mi diano una documentazione piu' dettagliata.
Per quanto riguarda le prove d'ascolto
li ho collegati uno alla volta al pre sia in bilanciato che in sbilanciato.
Comunque stasera devo restituire l'apparecchio quindi le prove non potro' piu' farle (era in prestito per un week end), diciamo che "oltre saperne poco" ho fatto tutto in fretta..!
A Giussani vorrei dire che sto studiando.
A breve una mia risposta con "dati valutabili e da me ricavati" grazie anche alla mia ragazza che e' una "Normalista" , sulla "input sensivity"
michele
3)L'adattatore pin/jack che usa, ha uno spinotto jack stereo o mono?
Reintervengo su questo punto:
RIS: Non lo so. Al negozio mi hanno dato un adatttore rca femmina con
l'entrata da 6,3 mm ma ne io mi sono posto il problema(non sapendo) ne loro me lo hanno chiesto. Quale sia la differenza non lo so e se c'e ha un valore aggiunto?
RISP2: Uso degli adattatori mono in quanto ha solo una tacca nera.Quelli stereo hanno due tacche nere.
michele
Reintevengo sul punto 4
4)I livelli delle uscite del pre ML, sono correttamente regolati?
RIS: Sinceramente non so se esiste un regolatore delle uscite.Anche perche' l'ho preso da pochissimi giorni il pre. Ho solo una brochure
della Madrigal del Mark Levinson
e non trovo nessun punto ove parli di un regolatore di uscite dello strumento.Su internet non ho cercato nulla al rigurado perche' non ho avuro tempo.
Se il sig Bruno mi puo dare un link ove ha trovato info dettagliate sul mio pre le sarei grato.In ogni modo oggi ricontatto il venditore del pre affinche' mi diano una documentazione piu' dettagliata.
RISP 2:Il Mark levinson 38 non ha un regolatore dei livelli di uscite.
Bruno dove hai letto che le ha,o dove viene scritto quanto tu affermi?
michele
Bravo Michele, vedo che hai preso informazioni.
L'uso degli spinotti mono ha senso, anche secondo il manuale, in quanto realizzano un collegamente sbilanciato con il pre (mettendo a massa l'ingresso invertente).
La configurazione degli switches dire che dovrebbe essere:
1 & 10 a Sx
2 $ 9 indifferenti
3 & 8 a Dx
4, 5, 6 , 7 a Sx
Corrispondenti a:
Clip limiter off
Low cut off disabled
Stereo independent inputs
No bridged
In queste condizioni la sensibilità di ingresso è 1,25V Rms per la massima potenza.
Per il ML il link al manuale utente è il seguente:
http://www.marklevinson.com/downloads/downloader.asp?File=no38/no38.pdf&fileID=37
Leggendolo mi è saltato all'occhio questo:
"The Nº38 also allows a 'maximum volume setting' to be established.
Using this feature, it now becomes possible to 'lock out' volume
settings above a certain point in the preamplifier’s range.
....
If and when you want to restore the volume control to its normal, full
range operation, simply press and hold the mono button again to
toggle back into the normal volume mode of operation. The display
will read LOCK OFF to indicate the return to normal operation."
Se hai ancora tempo per qualche verifica...
Comunque questo pre è dotato di uscite bilanciate "adattissime", quindi ad un collegamento "nativo" con l'EP.
Facci sapere
GS
Egr. Sig. Rossini,
brutta cosa la fretta, specialmente quando si ha a che fare, come nel suo caso, con prove di apparecchi che non si conoscono bene, e con i quali si ha poca dimestichezza. Discorso generale comunque, che vale per tutti si intende.
Innanzitutto una piccola precisazione; alla mia ultima domanda (su come aveva effettuato le prove), mancava una parte, dove chiedevo: ”…Li collega contemporaneamente al pre ML, attraverso le connessioni bilanciate …”, andava aggiunto “e sbilanciate”. Mi pare di capire di no (non si sa mai, uno chiede), pertanto ha effettuato le prove a confronto, collegando alternativamente i due finali, sia in bilanciato che in sbilanciato. Ok.
Le domande che avevo posto, erano solo per capire in quali condizioni e modi, erano stati effettuati i confronti tra i due apparecchi.
Sul finale Yamaha, dice che non ha toccato i deviatori sul retro, spero che abbia verificato che fossero correttamente impostati per quell’uso specifico, ovvero:
1) “SUB WOOFER - LOWCUT” su “OFF”
2) “YS Processing” su “OFF”
3) “STEREO - BRIDGE - PARALLEL” su “STEREO”
Riguardo al settaggio degli switch del Behringer, volevo sapere il settaggio completo degli stessi, e non solo se i due che ha citato fossero sulla posizione “STEREO”.
Comunque il settaggio corretto, per il suo specifico uso, è proprio quello indicato dall’Ing. Spezzano.
La mia domanda sull’adattatore pin/RCA-jack, era superflua (per cui non ne tenga conto), è ovvio che un adattatore di quel tipo non può che avere un jack mono. Pertanto il cavo sbilanciato usato è corretto.
In effetti comunque, disponendo il ML anche di uscite bilanciate (XLR), è più sensato collegare i due apparecchi attraverso cavi bilanciati XLR-XLR (o XLR-jack stereo), realizzando così una completa connessione bilanciata tra pre e finale, piuttosto che fare entrare un segnale sbilanciato dagli ingressi jack, che sono anche loro ingressi bilanciati.
Che poi vi possano essere effettivi vantaggi, viste le esigue distanze in gioco, tra un tipo di collegamento rispetto all’altro, beh, su questo non ci giurerei.
Per quanto riguarda il livello delle uscite del pre ML, in realtà quello che si può impostare, è il livello di uscita dei singoli ingressi (Imput Offset), e non (come pensavo io) indipendentemente il livello dell’uscita bilanciata e di quella sbilanciata, a prescindere dalla sorgente selezionata.
Questa opzione è descritta da pag. 22 del manuale operativo, che, a questo punto, avrà sicuramente scaricato dal link correttamente segnalato da Giampiero Spezzano.
Probabilmente, dalla non corretta regolazione del livello dell'ingresso utilizzato, potrebbe essere dipesa l’accentuata differenza di “volume” che sentiva, collegando il lettore CD direttamente ai finali, e poi attraverso il pre.
Comunque sia, dando per correttamente settati come descritto, i due finali in questione, e che i cavi di segnale utilizzati non avessero problemi, aldilà della tipologia di collegamento usato, credo che non avrebbe dovuto notarsi una così palese differenza di rendimento tra i due finali, come quella da lei descritta.
In ogni caso, per qualunque altro quesito e/o consiglio, credo che l'aiuto dell'Ing. Spezzano (e naturalmente dell'Ing. Giussani), siano decisamente più qualificati del mio.
Un'ultima curiosità, perché la scelta di utilizzare un finale concepito per l’uso professionale?
p.s.
Per quanto riguarda l’uso del lei, non ci faccia caso, personalmente nello scrivere (ma anche nel parlare), mi trovo meglio così. Poi, se comincio a darle del tu, dovrei farlo perlomeno anche con Renato Giussani, si rende conto? :-)
Sono d'accordo "brutta cosa la fretta".
Un motto che oserei definire infatti
di fondamentale importanza e' il seguente:
"Nemica della rapidita' non e' la lentezza ma la fretta..."
Ma in questo caso, cioe' i test che dovevo fare , erano "forzati dalle tempistiche di un week-end e come di ce lei con l'aggravante di una mia poca conoscenza degli apprecchi".Giustissimo.
Comunque tutti settaggi sia sul Behringer sono gli stessi (come anche io avevo indicato) che Giampiero ha descritto
e stessa cosa su quelli dello Yamaha che lei ha descritto, che sul finale erano impostati cosi' di "default".
Il "MANUALE",purtroppo (e colgo l'occasione per ringraziare Giampiero) ormai e' scaricato ma anche lo YAMAHA che era in prestito ora e' stato "scaricato".
Quindi non potro' fare quel tipo di prova con lo YAMAHA.
- Perche' uso dei professionali.
Semplice curiosita' e poi poter fare un impiantino in concomitanza a quello principale, con meno spese.
A breve per il 38 avro' un finale MarK Levinson (335 o 336 credo) o uno di pari livello.
michele
A Bruno dirò: lascia stare l'eccessiva modestia. Continuiamo pure in due.
A Michele dirò che la lettura del manuale mi ha lasciato la sensazione di un oggetto molto pensato e per nulla frutto di riti magici. Anche se per accontentare tutti si affannano a scrivere che le "specifiche nulla dicono sul suono".
La funzione di limitazione del volume è utilissima nel caso la manopola sia a "portata di bimbo".
Si attiva semplicemente impostando il volume "max" e premendo mono fino alla comparsa della scritta sul display.
Si disattiva tenendo premuto ancora una volta mono fino alla comparsa della scritta "LOCK OFF".
Tutto il pre mi pare governato da un microprocessore in quanto le funzioni di impostazione sono molte e complesse.
Direi che una bella "ripassata" alle impostazioni seguendo il manuale sia necessaria; e sono certo che i problemi poi scompaiono.
Ancora, se non altro per sfruttare tutto al meglio, un bel collegamento bilanciato, come suggerisce Bruno, è da fare.
I manuali sono prodighi di informazioni al riguardo, ma se hai dubbi chiedi pure, anche in forma privata.
Quanto alla "professionalità", ho trovato, e non sono stato il solo, che l'EP (ma sicuramente anche altri consimili) abbia dato ottima prova.
Il costo delle "coppie complementari" (una volta proibitivo, infatti in PA se ne faceva a meno), gli studi approfonditi sulle circuitazioni classiche e non(leggi D.Self, p.e.), una costruzione "razionale" e senza sprechi "estetici", rendono possibile realizzare questi prodotti che sono funzionalmente super soddisfacenti.
Ovviamente manca loro la "magia dell'oggetto", questo lo comprendo.
Personalmente non combatto contro questo, ci mancherebbe. L'importante è che anche il contenuto tecnico sia sempre all'altezza.
GS
Parlando di amplificazioni professionali, nel penultimo numero di Costruire HIFI (98), Alberto Maltese, descrivendo una certa categoria di progettisti di tali apparecchiature, scrive:
”… l’altro è riportato in un libro scritto dall’ennesimo autore tecnico dedito anima & corpo al settore “professionale” (…) e che quindi opera delle scelte dedicate alla soppressione fisica di ogni qualità sonora che possa venir fuori da un apparecchio, a favore delle prestazioni tecniche.
Chiara dimostrazione di ciò è la presenza (nel libro) di schemi elettrici disegnati con programmi di simulazione computerizzata, cioè di quanto più fisicamente lontano dal mondo reale sia possibile trovare.Tipica di questo e di altri autori, la passione per gli elevatissimi rapporti S/N, le minime (o addirittura introvabili) distorsioni armoniche, le elevatissime controreazioni, etc, etc...".
Spero che non sia così per tutti gli apparecchi pro in circolazione, almeno lo spero per chi li utilizza in ambito Home Hi-Fi.
Caro Filippini,
non so se quello che scrive voglia essere solo una provocazione o sia invece una deprecabile espressione di apertura alla possibilità che le solite ideologie esoteriche oggi imperanti (anche in politica...) possano avere un fondamento reale.
Cosa significherebbe, secondo l'autore di quanto lei riporta:
"...opera delle scelte dedicate alla soppressione fisica di ogni qualità sonora che possa venir fuori da un apparecchio, a favore delle prestazioni tecniche..."
Questa frase somiglia in modo disarmante a molte altre che potrei costruire seduta stante per evidenziare l'ideologismo dell'ignoranza posto alla sua base.
Ad esempio potrei scrivere: "...I progettisti degli Shuttle li hanno pensati e costruiti operando delle scelte dedicate alla soppressione fisica degli astronauti in essi contenuti, a favore della capacità di entrare in orbita e permanervi a lungo..."
Nonostante io sia certo che la frase appena scritta è falsa, potrei comunque convenire che certi aspetti della sicurezza degli astronauti possano essere stati sottostimati.
Ma, ciononostante, la inviterei comunque a considerare che Colombo non avrebbo scoperto l'America, se non fosse partito alla ventura su tre gusci di noci.
Peraltro, tornando ad argomenti molto ma "molto" meno opinabili, io "so" per certo che l'elettronica, l'astronautica e la navigazione marittima non sono e non devono essere assimilati a religioni.
La conseguenza è che le leggi fisiche non possono essere piegate a piacere per produrre miracoli... E che se un amplificatore viene costruito fisicamente bene in modo tale da poter fornire le prestazioni "tecniche" previste dalle relazioni matematiche che sottostanno al suo funzionamento: quell'amplificatore non potrà che suonare bene.
La regola fondamentale perché ciò avvenga è che la "funzione di trasferimento" dell'apparecchio in questione si mantenga unitaria in qualsivoglia condizione d'uso. Ovvero che il segnale in uscita abbia forma sempre identica a quello in ingresso (entro 0,1 dB...? No, molto ma molto meno, se giustamente includiamo in tale fascia di tolleranza anche il rumore e le distorsioni).
Gli apparecchi professionali sono progettati proprio per ampliare (rispetto all'uso domestico) l'ambito d'impiego nel quale tale condizione è soddisfatta.
Che poi i begli occhioni blu del mio McIntosh o il piacevole color rosso dei filamenti del mio Eico mi possano far soggettivamente convincere che sto ascoltando qualcosa di meglio quando li confrontassi a viso aperto con il mio EP2500, questo è anche possibile.
Ma non chiamiamo in causa una superiorità di "ottimizzazione dell'ascolto" che non ha alcuna base logica su cui potersi fondare. Trovando invece il suo labile fondamento solo e soltanto nelle teorie esoteriche degli stessi personaggi che credono nelle virtù magiche dei blocchi di grafite ove siano appoggiati sui lettori di CD.
Per contro, i 500 Watt per canale dell'EP2500 che pilota le NPS-1000 mi mettono sicuramente al riparo dalla "certa e inevitabile" saturazione del triodino del giorno che pilota le superminicasse del giorno...
Bruno, evidentemente ognuno è responsabile delle affermazioni che mette in circolazione.
Scrivere su una rivista un insieme di inesattezze così grosso mi fa cadere le braccia!
E' pure scritto in modo autoreferenziale, cosicchè il valore intrinseco delle affermazioni stesse sarebbe costituito dall'autorevolezza di chi le pronuncia.
Ciò però nulla insegna, ma impone.
Ma veniamo ai fatti:
1) Quando mai le apparecchiature professionali hanno mai avuto le "prestazioni tecniche" come unico "goal" del loro progetto!
2) Perchè mai un libro dovrebbe essere redatto nel 2007 con schemi scritti a mano? E cosa dovrebbe implicare di male tutto ciò? Forse il fatto che lo schema è stato pensato e progettato prima che montato? (Ricordo che la rivista in questione ha promosso l'uso di CAD elettronici sino a non troppo tempo addietro).
3) Non capisco perchè si dovrebbe tollerare più soffio del necessario.
4) Le bassissime distorsioni sono necessarie, e lo è pure che rimangano tali in tutte le condizioni operative (sovraccarico escluso, quello lo deve evitare l'utente...).
Ovviamente ora, con i debiti tempi e modi, le spiego tutte.
Per il momento, provate a fare delle ipotesi anche voi, in fondo sono tutte spiegazioni "logiche".
GS
Mi piace di richiamare l'attenzione di tutti sul fatto straordinario che si vuole far passare nell'affermazione di Maltese: uno scritto tecnico viene destituito di validità solo perchè redatto con "mezzi tecnici", per usare un liguaggio legale.
Permettetemi di dire che questa posizione ha la stessa logica aberrante, per quanto rovesciata, di quella in voga negli annni 70-80: è stato "progettato" dal computer, quindi è perfetto.
Dietro i progetti che hanno funzionato e funzionano, in ogni campo, ci sono sempre state delle menti.
Il fatto che per facilitare o velocizzare lo sviluppo e/o la messa a punto di qualsiasi dispositivo si usino simulazioni serve solo al contenimento dei tempi/costi. Con grande vantaggio per tutti.
GS
Egregi Signori, innanzi tutto volevo precisare che il mio intervento, non aveva nessun intento provocatorio, e ne tantomeno voleva celare aperture di qualsivoglia tipo ad ideologie più o meno esoteriche.
Dopo questa doverosa precisazione, prendo anche volentieri atto, del fatto che Colombo non avrebbe scoperto l'America, se non fosse partito alla ventura su tre gusci di noci.
Tornando in tema, a mio modesto avviso, si è travisato un po’ (troppo?) il senso dello scritto di Alberto Maltese. Credo che l'intento dell'autore, nello scritto che ho estrapolato, sia stato quello di stigmatizzare il “metodo” di lavoro di certi "progettisti" (in questo del settore professionale), dediti a sviluppare le loro apparecchiature, solo ed esclusivamente tramite l’impiego di programmi di simulazione computerizzata, ed avendo come obbiettivo solo ed esclusivamente “gli elevatissimi rapporti S/N, le minime (o addirittura introvabili) distorsioni armoniche, le elevatissime controreazioni, ecc.”. Vale a dire, progettazione e messa a punto solo ed esclusivamente tramite simulazioni e nient'altro, e quindi passaggio diretto alla produzione. Secondo Maltese, questo metodo di progetto e di sviluppo delle apparecchiature in questione, sarebbe deleterio per la bontà intrinseca finale, perlomeno sonica, delle stesse. Lo stesso discorso, ovviamente, lo si potrebbe rifare, pari pari, per alcune tipologie di “progettisti” di prodotti Home HiFi.
Questo è quello che io ci leggo nella “sparata” di Maltese. Quanto al fatto di averlo postato, il mio intento era solo quello di fornire uno spunto, per stimolare alcune considerazioni sulle apparecchiature professionali in genere. Ma pare invece che abbia stimolato, più che altro, le secrezioni biliari. Vabbè, pazienza.
Infine, onde evitare all’Ing. Giussani di farmi l’ennesimo pistolotto sulla tecnica dell’amplificazione di potenza (provvederò a tal proposito a ristudiarmi per bene qualche sacro testo), sullo stile di quello gentilmente concessomi l’ultima volta nel fu Salotto, eviterò a questo punto di proseguire oltre.
Vi seguirò e vi leggerò sempre con estremo interesse.
Saluti a tutti.
Caro Filippini,
devo prendere atto che il suo carattere è alquanto "fumantino"...
Non credo che nessuno degli autori, me compreso, abbia risposto in modo tale da giustificare una reazione simile...
Ma, dato che ognuno è fatto a modo suo, e che la comunicazione via internet non aiuta, prendo atto e procedo comunque a dare ulteriori chiarimenti su quello che credo sostenibile sull'argomento.
Proviamo a partire dalla frase
"...progettazione e messa a punto solo ed esclusivamente tramite simulazioni e nient'altro, e quindi passaggio diretto alla produzione. Secondo Maltese, questo metodo di progetto e di sviluppo delle apparecchiature in questione, sarebbe deleterio per la bontà intrinseca finale, perlomeno sonica, delle stesse. Lo stesso discorso, ovviamente, lo si potrebbe rifare, pari pari, per alcune tipologie di “progettisti” di prodotti Home HiFi..."
e vediamo cosa potrebbe dire in proposito.
Anzitutto io dichiaro sotto la mia responsabilità che credo perfettamente sostenibile il fatto che nel 2007 sia possibile progettare un circuito elettronico basandosi esclusivamente sulle leggi dell'elettronica e su opportuni modelli teorici del funzionamento dei vari dispositivi ed elementi coinvolti. La stessa cosa non è possibile sostenere per i trasduttori, di qualsiasi tipo, dato che in quel campo non siamo ancora riusciti a modellare in modo completo il loro funzionamento e, soprattutto, l'implementazione pratica delle soluzioni teoriche prospettate è sempre lontanissima da quanto si era supposto a tavolino. Ecco quindi che ciò cui si cerca di pervenire per approssimazioni successive non può essere che un compromesso far esigenze diverse, a gusto del progettista di turno.
Anche nel caso delle elettroniche, naturalmente, non fa male effettuare una verifica sperimentale (galileiana, direi) dei risultati conseguiti assemblando il circuito progettato al PC, ma tale verifica fortunatamente può e deve essere svolta (contrariamente al caso dei trasduttori) in modo assolutamente strumentale.
Verificato che l'apparecchio in oggetto non ha le prestazioni previste (fondamentalmente proprio una risposta "piatta", una distorsione e un rumore bassi, una sensibilità adeguata, una capacità di fornire le tensioni e le correnti previste e in tutte le condizioni di sfasamento fra loro previste, una impedenza interna più bassa possibile...) si potrà passare a verificare da quale elemento o da quale errore di modellazione la discordanza possa dipendere. Ma l'ascolto, in quanto verifica delle "qualità soniche", in tutto ciò non può e non deve assolutamente entrare.
La qualità "sonica" fornita da quel finale (che di questo stiamo parlando) sarà direttamente proporzionale alle prestazioni strumentali conseguite.
Nel caso delle casse, ripeto, la situazione è tutta un'altra. progettisti non solo non possono far conto su dispositivi capaci di fornire risposte in frequenza piatte, o distorsioni davvero bassissime, ma non sono nemmeno riusciti a mettersi d'accordo su parametri fondamentali quali la dispersione o l'interfacciamento con l'ambiente. E questo perché il "target" teorico ideale per un diffusore non può esistere. E per convincersene basterebbe avere letto con attenzione "Stereofonia e Percezione", qui:
http://www.renatogiussani.it/Stereo
fonia_e_Percezione.htm
Nel caso delle elettroniche e a maggior ragione degli amplificatori di tensione (power amplifiers) invece il target teorico "esiste" e può essere facilmente conseguito. Magari proprio facendo uso di appropriati fattori di controreazione. Che nessuno è mai riuscito a dimostrare in modo incontrovertibile faccia così tanto male all'"ascolto"...
Ed ora passiamo ad altro. E di non poco conto.
Anzitutto mi preme informare "chi non c'era" che Il Salotto di Renato Giussani era un luogo virtuale avente caratteristiche tali da poter essere definito "forum generalista ad accesso controllato e limitato".
In tale forum, come in ogni forum, ognuno dei partecipanti poteva dave avvio a qualsivoglia discussione su qualsiasi argomento di suo interesse. Naturalmente poi chi voleva rispondeva, senza nessuna differenziazione fra autori ed ospiti.
Peraltro, gli ospiti erano tutti ospiti miei. Ovvero erano ospiti del mio salotto e come tali era loro richiesto che si comportassero esattamente come nella realtà, dove in nessun salotto che si rispetti la gente si prende a pesci in faccia, apre bocca e gli da fiato, si comporta come se il padrone di casa non esistesse ed altre piacevolezze che si riscontrano abitualmente nei forum che in molti frequentano con maggior piacere dei luoghi "moderati" da me. Dove non potendo anonimamente inveire o dire sciocchezze impunemente preferiscono leggere e basta. E probabilmente è meglio così.
Questo dove ci troviamo ora, invece, non è un forum, e a differenza del mio salotto virtuale non è controllato e limitato.
E' un Blog.
Nel quale una certa dose di controllo c'è. E infatti per intervenire nelle discussioni ci si deve iscrivere e io pretendo pure una cosa davvero strana...E cioé che chi scrive lo faccia solo dopo avere dichiarato chi è.
Però per iscriversi non è necessario nessun esplicito invito da parte mia né degli altri Autori. E per leggere non serve nemmeno iscriversi. Possono leggere "tutti".
E il fatto che è un Blog, cosa significa?
Che non è il mio salotto, anzitutto, ma che è invece un luogo virtuale espressione di una rivista telematica, Audioplay, che ha un editore (io) e alla quale partecipano però diversi autori.
Gli Autori sono le uniche persone partecipanti che possono aprire le danze su nuove discussioni (Vi piace di più Thread..?) con appositi Post, dotati anche di immagini. Mentre nei commenti, almeno per ora questo non è consentito e, cosa scomodissima, non funzionano nemmeno la maggior parte dei Tag HTML.
Il fatto che le discussioni possano essere aperte solo dagli Autori dovrebbe servire a mantenerle nell'ambito della filosofia editoriale della rivista della quale il Blog è espressione. Sia pure con escursus "fuori tema" a piacere degli autori stessi, che si confrontano continuamente con l'editore.
Purtroppo ho notato che molti degli attuali partecipanti non sembrano avere compreso affatto la filosofia di funzionamento del Blog e continuano ad utilizzarlo e ad intervenire esattamente come se si trattasse di un forum. Cambiando argomento molto liberamente e preferendo spesso divagare su argomenti diversi, invece di commentare e approfondire quelli proposti nel Post di apertura.
Gli Autori stanno mettendocela tutta per seguire gli svirgolamenti imposti dai partecipanti, anche perché sono ancora pochi, ma credo proprio che con il tempo il comportamento di tutti dovrà per forza di cose adattarsi alle regole di questo luogo. E dato che gli argomenti vengono proposti dagli Autori "cum grano salis", proprio allo scopo di non far nascere "flame" come quello cui abbiamo appena assistito, prima ci adegueremo tutti e meglio sarà.
Una semplice piccola richiesta personale:
già sul salotto vennero trattati argomenti poco di moda ma fondamentali per far stare insieme dei componenti destinati a riprodurre segnali elettrici contenenti messaggi più o meno musicali, ovvero i problemi di interfacciamento elettrico, secondo me un piccolo glossario spiegato può far capire molte cose e può essere utile a parecchie persone, soprattutto ora che le impedenze di ingresso ed uscita sono talmente fuori moda da non essere più neanche dichiarate in molti apparecchi.
Thanksss
Scrivilo anche in mail a Giampiero, in modo che quando tornerà da Berlino possa ricordarsene...
Grazie. :-)
Good point, though sometimes it's hard to arrive to definite conclusions
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